Lo so, direte voi, sono cinque anni che non scrivi, sono cinque anni che non tocchi questo posto, che ormai sembrava morto, abbandonato. E invece, inaspettatamente, come in un colpo di fulmine, all'improvviso, quello che credevi morto dentro di te riprende vita.
Questa casa, la casa della mia anima, diroccata, cadente, triste, ha trovato qualcuno che vorrebbe abitarla nuovamente. Non so se sia la me stessa di cinque anni fa o una nuova inquilina.
Difficile a dirsi, dopo tutto questo tempo. Probabilmente entrambe le
cose. Non so nemmeno se sarà per una sola notte o per qualche mese, magari per i prossimi dieci anni. So solo che questa notte, qualcosa aveva voglia di uscire da quest'anima solitaria e ammaccata e voleva prendere forma attraverso le parole, così come ha sempre fatto. Non sono mai stata brava a fare quasi niente. Scrivere è la cosa che mi riesce meglio per eprimermi liberamente e pienamente. Dietro al silenzio di un foglio bianco si può pensare, si possono scegliere le parole con cura e in qualche modo, provare a volersi bene. Io non mi sono mai voluta particolarmente bene, men che meno in questi ultimi cinque anni. Molte cose sono cambiate nella mia vita, più dentro che fuori a dire la verità. Credevo che la parte più bella della mia vita fosse finita e con essa tutta la purezza, tutta la mia capacità di tradurre le emozioni in una forma d'arte o quantomeno, in una forma fruibile anche agli altri. Questa sera invece ho scoperto che forse non è così. Ho scoperto con mio immenso stupore che c'è una parte di me che è rimasta viva, che forse si è salvata dall'aridità, nonostante tutti questi anni di silenzio. Una parte che è ancora capace di sentire qualcosa e di trasformare ciò che ha dentro in quadri di parole, in bozzetti, come amavo tanto chiamarli.
Perciò, questa sera ho voglia di scrivere. Ho voglia di scriverti, anche se non leggerai mai queste parole. Ho voglia di dirti che la tua assenza è più pressante che mai. Che è paradossale che io la senta così tanto più forte di qualsiasi altra presenza che mi circondi e che riesca a farmi così profondamente male dopo mesi di lavoro su me stessa e tentativi di dimenticarti, di metterti da parte.
In realtà però è a me stessa che vorrei scrivere, per capire cosa mi stia succedendo dentro, cosa si è rotto, in cosa sono tragicamente cambiata in questi mesi, forse in questi anni. Cos'è che mi rifiuto di riconoscere e di comprendere, cosa mi sta logorando l'anima in una maniera così straziante. Non pensavo che qualcuno potesse ferirmi così anche solo sfiorandomi. Ma in fondo te l'avevo detto, l'avevi capito che sono un materiale da maneggiare con cura. In fondo lo sai ed è per questo che ti sei fatto da parte. Lo sai che è qualcosa che non possiamo permetterci di vivere e che forse mai potremo.
Ma la verità è che io sono ossessionata dal profumo della tua pelle, da quegli occhi verdi e luminosi come il mare, di una tristezza così lucente in quel giorno di una settimana fa, in cui mi hai detto che tra noi è stato solo un gioco, nulla di serio. Si, è stato solo giocare col fuoco. Un fuoco che però mi ha bruciata e le cicatrici adesso non mi vanno più via. E non vai più via nemmeno tu. Tu, che mi hai detto che ti fai da parte per non farmi soffrire ma che se un giorno vorrò, potrò tornare. Ma in fondo me l'avevi detto, l'avevo capito che eri un animo gentile. In fondo lo so, ed è per questo che ti ho permesso di prenderti una parte di me, nonostante quanto mi sia costato. Mi è costato la mia innocenza, la mia parte bambina e il cielo solo sa quanto questo mi abbia fatto male. Ma il pedaggio da pagare per diventare una donna è sempre molto alto. Tutto ha un prezzo in questa vita, senza sconti per nessuno. Vorrei dirti tante cose adesso che non ci sei più. Tutte talmente tanto inutili e insensate che lo faccio qui, davanti ad uno schermo bianco, pur di posarle da qualche parte. Sono troppo pesanti da portare, persino sulle mie spalle.
Avrei voluto conoscerti in un altro momento della mia vita, quando ero felice. Oh, si che lo sono stata. Avresti dovuto vederlo quello spettacolo. A quegli occhi così belli e profondi avrei anche potuto regalarlo.
martedì 14 luglio 2020
lunedì 16 febbraio 2015
I pensieri galleggiano.
Puoi cercare di tirarli giù, affogarli, con tutte le tue forze, nel mare del tuo inconscio, per relegarli in un posto in cui non possano fare più rumore ma alla fine loro riemergono sempre.
E più giù li spingi, con quanta più furia, più loro torneranno, seppur dopo più tempo, più vividi che mai. E faranno ancora più male.
I pensieri sono come barche. Barche squarciate dalla tempesta. Frammenti di legno sparsi sul pelo dell'acqua che devi recuperare per rimetterli insieme.
I pensieri sono come barche. Galleggiano.
E dopo quasi due anni, finalmente, sono tornata.
Puoi cercare di tirarli giù, affogarli, con tutte le tue forze, nel mare del tuo inconscio, per relegarli in un posto in cui non possano fare più rumore ma alla fine loro riemergono sempre.
E più giù li spingi, con quanta più furia, più loro torneranno, seppur dopo più tempo, più vividi che mai. E faranno ancora più male.
I pensieri sono come barche. Barche squarciate dalla tempesta. Frammenti di legno sparsi sul pelo dell'acqua che devi recuperare per rimetterli insieme.
I pensieri sono come barche. Galleggiano.
E dopo quasi due anni, finalmente, sono tornata.
giovedì 30 maggio 2013
In questo periodo sono un po' come queste grigie giornate velate. Sospesa, come una grossa nuvola carica di pioggia che copre il sole, che c'è, che vorrebbe uscire, ma che non ce la fa ad andare oltre la cortina di vapore sotto di lui. A volte sbuca timido, ma non riesce a riscaldare mai nulla per davvero. Le nuvole sono più forti e più numerose di lui. Per lo più, succede che scarichino il loro grosso carico di rabbia piangendo pioggia che muore sull'asfalto duro e gelido. Piccole stille che si perdono nell'immenso mare anonimo di una pozzanghera sporca, dopo un po' evaporano nel nulla per poi rispuntare di nuovo dal cielo. E ricomincia così il giro, infinito. Io continuo imperterrita a voler camminare sotto la pioggia a testa scoperta, inzuppandomi, testarda e convinta che non mi ammalerò perché sono più forte di questo freddo, che prima o poi il sole brucerà per asciugarmi. Ma non succede. E, a causa della mia stupida e ingenua convinzione, sto finendo per ammalarmi senza che nessuno mi asciughi, senza una protezione. A volte qualche passante gentile mi offre di accompagnarmi per un breve tratto sotto il proprio ombrello e io sono al riparo per un po' ma tutti si vedono costretti ad abbandonarmi prima o poi, perché devono tornare a casa loro, al caldo del loro focolare, come è giusto che sia. E io continuo a vagare senza meta, sola sotto questa maledetta pioggia che non vuole lasciarmi in pace.
Credo che sia proprio arrivato il momento di comprarmi un ombrello.
Credo che sia proprio arrivato il momento di comprarmi un ombrello.
domenica 17 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
E' che più ho di te, più vorrei avere.
Più ti assaggio e più non riesco a smettere di mordere.
Più mi inebrio di te e più non riesco a respirare senza il tuo odore nell'aria.
Più mi stai vicino e più mi è difficile privarmi di te.
Stai diventando come una droga: so che distruggerà i residui della me stessa che ero, ma non m'importa nulla. Non m'importa, perché qualsiasi prezzo da pagare sarà sempre troppo basso se la ricompensa sarai tu. Mi logorerei fin'anche a morire per te. Persino l'annientamento saprebbe di dolce torpore, se fatto per te. Non m'importa di nient'altro che non sia cibarmi avidamente di quello che mi dai e respirare a grandi boccate l'ossigeno che mi offri e che ogni giorno, piano mi mette in salvo. In salvo da me stessa e in salvo dall'aridità di questo mondo, in cui i rapporti sono basati solo sulla convenienza e vengono pesati su bilance d'oro. A me, di tutto questo non importa, perché tu mi rendi viva. Sei un fiore che è cresciuto nel deserto, tra il caldo asfissiante dei giorni senz'acqua e i venti gelidi che di notte spazzano via la sabbia. Ma nonostante questo, tu hai resistito. Perché sei l'unico che, dopo di lei, abbia saputo ricominciare a far scorrere linfa nelle mie vene e questo, ora, dopo aver amato davvero, posso dirlo con cognizione di causa. Anzi, forse tu l'hai saputo fare persino meglio, perché tu non sei solo un'idea lontana, tu sei reale.
Più ti assaggio e più non riesco a smettere di mordere.
Più mi inebrio di te e più non riesco a respirare senza il tuo odore nell'aria.
Più mi stai vicino e più mi è difficile privarmi di te.
Stai diventando come una droga: so che distruggerà i residui della me stessa che ero, ma non m'importa nulla. Non m'importa, perché qualsiasi prezzo da pagare sarà sempre troppo basso se la ricompensa sarai tu. Mi logorerei fin'anche a morire per te. Persino l'annientamento saprebbe di dolce torpore, se fatto per te. Non m'importa di nient'altro che non sia cibarmi avidamente di quello che mi dai e respirare a grandi boccate l'ossigeno che mi offri e che ogni giorno, piano mi mette in salvo. In salvo da me stessa e in salvo dall'aridità di questo mondo, in cui i rapporti sono basati solo sulla convenienza e vengono pesati su bilance d'oro. A me, di tutto questo non importa, perché tu mi rendi viva. Sei un fiore che è cresciuto nel deserto, tra il caldo asfissiante dei giorni senz'acqua e i venti gelidi che di notte spazzano via la sabbia. Ma nonostante questo, tu hai resistito. Perché sei l'unico che, dopo di lei, abbia saputo ricominciare a far scorrere linfa nelle mie vene e questo, ora, dopo aver amato davvero, posso dirlo con cognizione di causa. Anzi, forse tu l'hai saputo fare persino meglio, perché tu non sei solo un'idea lontana, tu sei reale.
"Domani mattina avrò
pezzi di te in mezzo ai denti
non c'è pericolo
ho una fame senza fine."
venerdì 22 febbraio 2013
Vorrei accarezzarti con gli occhi,
perché saprebbero essere ancora più delicati del polpastrello più lieve.
Vorrei abbracciarti con l'anima,
come un bozzolo avvolgente che ti protegga e che ti colleghi a me come se fosse un cordone ombelicale,
per tenerti stretto e tirare se provi ad andar via.
E vorrei baciarti perennemente col pensiero,
così potresti sentirmi anche a 1000 chilometri di distanza.
perché saprebbero essere ancora più delicati del polpastrello più lieve.
Vorrei abbracciarti con l'anima,
come un bozzolo avvolgente che ti protegga e che ti colleghi a me come se fosse un cordone ombelicale,
per tenerti stretto e tirare se provi ad andar via.
E vorrei baciarti perennemente col pensiero,
così potresti sentirmi anche a 1000 chilometri di distanza.
giovedì 21 febbraio 2013
"E io vorrei, vorrei prenderti le mani e berci dentro
e tuffarmi nella tua purezza
perché ormai non posso più, più stare senza
solo se lo vuoi tu"
e tuffarmi nella tua purezza
perché ormai non posso più, più stare senza
solo se lo vuoi tu"
E' che io di quelle parole ho solo tanta paura, semplicemente questo. La mia solita paura ancestrale di ferire, di ferirti, di sbagliare, che coi miei dubbi mi accompagnerà forse per tutta la vita. D'altronde, non si può mai essere certi fino in fondo di riconoscere la forma dell'Amore. E' sempre così diversa e imprevedibile. Forse il gioco della vita è tutto qui. Ma che gioco.
Però, sai, è da un po' di tempo che penso che tu...tu sei il mio primo amore vissuto, anche se non te l'ho ancora detto. Anche se preferisco i silenzi, perché sono troppo vigliacca. Ma è che ho sempre sperato che i miei sguardi muti parlassero per me e che tu riuscissi a decifrare quel linguaggio silenzioso; che te lo sussurrassero le mie carezze impercettibili mentre ti guardo addormentarti sereno tra le mie braccia come un bambino sul grembo di sua madre, nel mio letto, che adesso forse inizia a diventare un po' troppo grande quando non ci sei; o che te lo dicessero i miei abbracci stretti, che spero ti aiutino a sentirti intero dopo 25 anni di violenza e pezzi sparsi.
Mi dispiace non averlo ancora fatto, ma è solo che tu sei di una bellezza talmente tanto struggente, che mi lasci sempre con le parole a metà.
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