Stasera rivedevo le foto profilo di G., quella che un tempo potevo considerare a tutti gli effetti la mia migliore amica. Sfogliavo l'album a ritroso e vedevo tutti i miei commenti nel giro di questi ultimi tre anni, e abbinavo a ciascuna foto, a ciascuna data, la sensazione particolare di un ricordo ben preciso, di un periodo della sua e quindi anche della mia vita.
Ho pensato a quello che ci è rimasto oggi.
A mala pena un caffè quando torno a casa per le vacanze, una volta ogni due o tre mesi, forse, per due o tre ore al massimo.
Due o tre ore ogni due o tre mesi.
Messaggi nemmeno ce ne mandiamo più.
A dispetto di tutte le promesse di appena un anno fa.
E non che io non ti pensi o non ti voglia più bene. E' solo che da mesi a questa parte ti ho sentita lontana, sempre più lontana. Nemmeno ti sei ricordata del mio compleanno, per la prima volta in 8 anni. Io lo so che è stata colpa di quel dannato lavoro. Ma cazzo se mi manca la G. che eri un tempo, quello che eravamo noi due un tempo. Mi mancano le risate tra i banchi dell'università, mi manca persino l'esaurimento per Bertolo, due estati fa. Ricordo che continuavo a scriverti in bacheca nomi di disturbi su disturbi, e che ci mettevamo a fare le gare a chi si ricordava meglio i nomi di tutti quei farmaci astrusi, quei cazzo di antipsicotici. E il lavoro di squadra per Rosita. E tu che mi consigliavi di ascoltare gli HIM e i (è mezz'ora che cerco di pensarci ma non ricordo più il nome della band ma cominciava con la R, credo, e la cantante era bionda). Quando mi ascoltavi piangere al telefono per M. o mi dicevi che ero stata una stronza con lui, con quei tuoi modi schietti e anche un po' bruschi ma che comunque non cambierei mai. Eri una delle persone più leali che avessi mai conosciuto. Avrei voluto che continuassimo a camminare ancora insieme. Non sei andata via, questo è vero, la tua è una presenza ancora costante nella mia vita, ma troppo poco intensa ormai.
E adesso, ripensando a tutto questo, mi è venuto in mente che forse i rapporti con le persone non sono altro che parabole. Forse è così che deve andare sempre. Quando si tocca un picco massimo, poi non si può far altro che scendere, in picchiata o dolcemente, fino a che la curva non si stabilizza e tende piattamente verso l'infinito, così come è nata dal niente. Con la differenza, però, che dietro di sé ha lasciato una scia, una traccia, una storia, che non si può cancellare né ignorare.
E' probabile che nessuno riesca a rimanere per sempre, in effetti.
giovedì 22 marzo 2012
martedì 20 marzo 2012
Home, sweet home
Questa qui è casa mia. La foto è stata scattata a Luglio dell'anno scorso da un ragazzo che conosco, secondo me con un talento innato per la fotografia (che poi con me sia stato un grandissimo stronzo è secondario, perché purtroppo, per me rimane pur sempre un bravo fotografo).
Mi manca.
Il mare, intendo. Mi manca da morire.
Mi manca quel suo odore acre, pungente, che si respira nella brezza delle sere di Giugno lungo il porto, mentre passeggi sul molo e vedi gli innamorati seduti sul muretto a stringersi promesse mute che non manterranno mai.
Mi manca il suono della risacca. Quel suono lento e cadenzato che ti infonde una tranquillità estrema, quasi come fosse una nenia, con quel suo ritmo regolare, come per dirti che non devi preoccuparti, perché il mare si ritira, si, ma poi torna sempre indietro a baciare la riva, e lo potrai trovare sempre lì per te.
Mi manca la limpidezza delle sue acque d'inverno, quando è sempre più bello che in qualsiasi altra stagione dell'anno, perché è solitario e silenzioso e si può ammirare meglio la sua vastità.
Mi manca poter osservare l'orizzonte sgombro, quella linea sporca di confine tra cielo e terra che mi aiuta a perdermi sempre un po', come vorrei.
Mi mancano soprattutto i tramonti sul mare, che credo siano tra le meraviglie più preziose che il Mondo ci abbia mai donato. Mi manca quell'oro sull'acqua e la malinconia degli ultimi pescatori che rientrano traballando nel porto con le loro barche malconce prima che cali il buio della notte, con un misero bottino in tasca, le mani sporche e il sorriso di chi si accontenta con poco e vive di passione.
Penso che non potrei mai veramente invecchiare senza questo.
Mai.
sabato 17 marzo 2012
Perché la gioia come il dolore si deve conservare, si deve trasformare.
E’ solo un uomo quello di cui parlo
del suo interno come del suo intorno
di quando scivola su se stesso
di quando scrive come adesso
sulle sue guance il vento fresco
della vetta della conquista
sotto le unghie ha la terra
di quando striscia.
Le sue serate, le sue ferite,
le donne amate e poi dimenticate
dell’ambizione, della speranza
le ragnatele della sua stanza,
di quando ha paura di morire
e un orgasmo lo fa tremare
quando la vita non è poi così come appare.
E’ solo un uomo quello di cui parlo,
quando inciampa nella sua ombra,
quando cammina sull’acqua e non affonda.
E’ solo un uomo quello di cui canto,
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto
di quell’universo a forma di persona.
Parlo di quando spara a suo fratello
o si inginocchia a un portafoglio
quando osserva l’infinito attraverso il suo ombelico
di quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura,
una menzogna è più cattiva nascosta dentro una preghiera.
E’ solo un uomo quello di cui parlo,
di una doccia dopo il tradimento,
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto.
E’ solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire sia solo partire
o magari scappare.
E’ solo un uomo quello che mi commuove
che vorrei uccidere e salvare,
amare e abbandonare.
E’ solo un uomo ma lo voglio raccontare
perchè la gioia come il dolore
si deve conservare,
si deve trasformare.
del suo interno come del suo intorno
di quando scivola su se stesso
di quando scrive come adesso
sulle sue guance il vento fresco
della vetta della conquista
sotto le unghie ha la terra
di quando striscia.
Le sue serate, le sue ferite,
le donne amate e poi dimenticate
dell’ambizione, della speranza
le ragnatele della sua stanza,
di quando ha paura di morire
e un orgasmo lo fa tremare
quando la vita non è poi così come appare.
E’ solo un uomo quello di cui parlo,
quando inciampa nella sua ombra,
quando cammina sull’acqua e non affonda.
E’ solo un uomo quello di cui canto,
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto
di quell’universo a forma di persona.
Parlo di quando spara a suo fratello
o si inginocchia a un portafoglio
quando osserva l’infinito attraverso il suo ombelico
di quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura,
una menzogna è più cattiva nascosta dentro una preghiera.
E’ solo un uomo quello di cui parlo,
di una doccia dopo il tradimento,
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto.
E’ solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire sia solo partire
o magari scappare.
E’ solo un uomo quello che mi commuove
che vorrei uccidere e salvare,
amare e abbandonare.
E’ solo un uomo ma lo voglio raccontare
perchè la gioia come il dolore
si deve conservare,
si deve trasformare.
martedì 13 marzo 2012
Se potessi, prenderei un po' di vita dalle mie vene e te la trasferirei con una siringa.
Se potessi, mi prenderei un po' del tuo veleno se servisse a farti stare meglio. Non mi importerebbe niente di intossicarmi. Quel veleno non mi ucciderebbe mai, mi renderebbe solo più forte. Mi creerei degli anticorpi per tante cose che non conosco e che mi permetterebbero di riuscire a vedere almeno un po' di quello che vedi tu, di sentire quello che senti tu, per poterti raggiungere, per poterti finalmente sfiorare.
Non morire.
Per te.
Se potessi, mi prenderei un po' del tuo veleno se servisse a farti stare meglio. Non mi importerebbe niente di intossicarmi. Quel veleno non mi ucciderebbe mai, mi renderebbe solo più forte. Mi creerei degli anticorpi per tante cose che non conosco e che mi permetterebbero di riuscire a vedere almeno un po' di quello che vedi tu, di sentire quello che senti tu, per poterti raggiungere, per poterti finalmente sfiorare.
Non morire.
Per te.
domenica 11 marzo 2012
Ho un gran casino in testa, e sento che la sua morsa mi soffoca, mi stringe attorno al collo, attorno al cervello, e io non respiro.
La verità è che, anche io, come ogni altro essere umano, ho le mie ombre, ma la verità ancora più vera è che io sprono gli altri ad accettare le proprie perché, io per prima, non ho il coraggio di farlo, e vorrei che almeno loro avessero quella serenità che io in fondo non ho, e che non so concedermi.
Avrei così tanto bisogno di qualcuno che mi riempia, che mi stringa forte, che mi culli e mi tenga salda, che riversi tutto il suo calore dentro di me per farmi restare intera, un calore che mi fissi come una colata di cemento, ma ho una paura folle di me stessa, di radere al suolo tutto quello che sfioro con questa fame disperata, di prosciugare le energie di qualsiasi cosa mi circondi e mi capiti a tiro con il mio egoismo smodato. Perciò rimango ferma, impassibile, mentre tutti mangiano dal loro piatto. Io guardo il mio e mi dico che non ho fame, non lo metto a fuoco e fingo che non esista davanti a me, fingo che non ci sia niente dentro, mentre il mio stomaco implora pietà ma io lo zittisco. E resisto.
La verità è che, anche io, come ogni altro essere umano, ho le mie ombre, ma la verità ancora più vera è che io sprono gli altri ad accettare le proprie perché, io per prima, non ho il coraggio di farlo, e vorrei che almeno loro avessero quella serenità che io in fondo non ho, e che non so concedermi.
Avrei così tanto bisogno di qualcuno che mi riempia, che mi stringa forte, che mi culli e mi tenga salda, che riversi tutto il suo calore dentro di me per farmi restare intera, un calore che mi fissi come una colata di cemento, ma ho una paura folle di me stessa, di radere al suolo tutto quello che sfioro con questa fame disperata, di prosciugare le energie di qualsiasi cosa mi circondi e mi capiti a tiro con il mio egoismo smodato. Perciò rimango ferma, impassibile, mentre tutti mangiano dal loro piatto. Io guardo il mio e mi dico che non ho fame, non lo metto a fuoco e fingo che non esista davanti a me, fingo che non ci sia niente dentro, mentre il mio stomaco implora pietà ma io lo zittisco. E resisto.
sabato 10 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
Sono semi ubriaca. E questO POST NON AVRà SENSO. hO DECISO DI LASCIARE CHE SI SCRIVA DA SOLO. E' un esperimento i realtà. La punteggiatura non esisterà. Esisteranno solo concetti. Lacasiate scate le parole. C'è un ragazzo che mi piace un casino ma non posso dirglielo. Sono in condizioni pietose. Mi semi-reggo in piedo.Però è bello passare tutta amsera a ballare saltare, parlare in inglese co uno sconosciuto ed essere spensierata. E bello passare gran parte della serata a parlare con un ragazzo in messo al casino senza quasi nemmeno sFIORARLO. e Fre discorsi itelligenti, non le solite puttanate che si dicono per rimorchiare. E' bello che alla fine, quando stai per andartene, lui di tidca "Hai degli occhi bellissimi cazzo", ANCHR QUANDO SONO SEMI SPENTI DALL'ALCOL. Non baderò agli errori in aueto èost, non verranno corrwtti volutamnte. Non so se lo pubblicherò ma ok. Domani ho lezione LLE 10 E MEZZA E VORREI ANDARCI, MA ON SO SE RIUSCIRò A SVEGLIARMI IN TEMPO. mI è PI<aciuto abbracciare V. . Non tanto perché non mi reggessi in piedi e avcesi bisogno sel sueo appoggio, quanto per farlgi capire che mi dispiace un casino che sua madre sia morta e che vorrei stargli vicino e stringerlo forte, vforrei abbracciaro per fagli capire che otrei volergli molto bene, perché è una persona gentile e generosaò. Non si caposce niente. E per altro ho fatto una figura di merda stabdo abbracciata al cesso davanti a ttutti con l'intenzioni divomitare, cosa che po i non ho fatto. Ma non importa. Adesso tenterò di struccarmi e di andare a dormire. Spero di svegliarmi in tempo domano. Erano secoli che non mi riducevo così. Non pubblicherò mai queto scempio.
EDIT: sono le ore 14.06 e mi sono svegliata da mezz'ora circa. Naturalmente non sono andata a lezione. Non ho avuto la forza di struccarmi ieri sera ma, misteriosamente, la pazienza di ripiegare diligentemente tutti i miei vestiti e metterli nell'armadio si, salvo poi ricordarmi nel dormiveglia che erano fradici di Rum e Cola. Credo che dedicherò questo post alla bellezza, perché stamattina pensandoci mi è venuto in mente questo.
P.s. ascoltare a palla Kyuss, Verdena, QOTSA e APC la mattina nel letto dopo una sbronza potente è una vera goduria. Il prossimo step sarà ascoltarli durante.
EDIT: sono le ore 14.06 e mi sono svegliata da mezz'ora circa. Naturalmente non sono andata a lezione. Non ho avuto la forza di struccarmi ieri sera ma, misteriosamente, la pazienza di ripiegare diligentemente tutti i miei vestiti e metterli nell'armadio si, salvo poi ricordarmi nel dormiveglia che erano fradici di Rum e Cola. Credo che dedicherò questo post alla bellezza, perché stamattina pensandoci mi è venuto in mente questo.
P.s. ascoltare a palla Kyuss, Verdena, QOTSA e APC la mattina nel letto dopo una sbronza potente è una vera goduria. Il prossimo step sarà ascoltarli durante.
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