mercoledì 29 febbraio 2012
lunedì 27 febbraio 2012
sabato 25 febbraio 2012
Bentornata!
Io: "Ma', ma sono ingrassata?"
Mamma: "Nooooooo, stai bene!"
Io: "Sono ingrassata??!?"
Mamma: "No ma stai bene!"
Io: "Ok, sono ingrassata."
Mamma: "Vabbè stai più tondetta rispetto a Novembre che ti sei laureata ma stai bene! A Novembre ti sei proprio sciupata! Ti sei arrotondata un po' tra Novembre e Dicembre."
Io: "Si vabbè ma rispetto a Natale??!?"
Mamma: "No no sei sempre uguale."
Io: "Ma a Natale mi avevi detto che non ero ingrassata! Quindi se ora mi dici che sono più tondetta e a Natale ero uguale a prima vuol dire che non sono ingrassata tra Novembre e Dicembre ma tra Dicembre e ora!!"
Mamma: (qualche secondo di pausa) "...no ma stai bene!"
Bene, credo proprio che il biglietto per scendere a Pasqua me lo risparmierò.
Mamma: "Nooooooo, stai bene!"
Io: "Sono ingrassata??!?"
Mamma: "No ma stai bene!"
Io: "Ok, sono ingrassata."
Mamma: "Vabbè stai più tondetta rispetto a Novembre che ti sei laureata ma stai bene! A Novembre ti sei proprio sciupata! Ti sei arrotondata un po' tra Novembre e Dicembre."
Io: "Si vabbè ma rispetto a Natale??!?"
Mamma: "No no sei sempre uguale."
Io: "Ma a Natale mi avevi detto che non ero ingrassata! Quindi se ora mi dici che sono più tondetta e a Natale ero uguale a prima vuol dire che non sono ingrassata tra Novembre e Dicembre ma tra Dicembre e ora!!"
Mamma: (qualche secondo di pausa) "...no ma stai bene!"
Bene, credo proprio che il biglietto per scendere a Pasqua me lo risparmierò.
venerdì 24 febbraio 2012
La risata di una nuova amica, un caffè con delle sconosciute, sei mesi in Perù, tutta la serata passata a ridere col gestore del locale facendo a gara a chi dice barzellette più stupide, incontrare fiotti di gente nuova e riuscire a parlarci come se li conoscessi da una vita, sentirsi liberi di essere liberi, Padova il pomeriggio alle cinque sotto i portici, l'ospedale, le stradine strette, le abbazie antiche, il cielo pastello, l'edicolante che ti sorride, condividere i sogni con C., vedere V. più sereno e sentire in qualche attimo quell'intesa che mai avevi provato prima con lui, il Pedrocchi, il ritorno che è sempre lo stesso ma mai uguale, l'uomo della copisteria che ti tocca il naso come fossi una bambina, ti prende le mani alla sprovvista, le accarezza e ti chiede perché ce le hai così rosse.
Ecco, queste sono le giornate che mi riempiono, le giornate che mi ricordano il motivo per cui sono qui, come una prova del nove, per confermarmi che si, ho fatto la scelta giusta, che è proprio questa la mia strada, che è così bello costruire con le proprie mani qualcosa che sia tuo e tuo soltanto che tu possa plasmare a tua immagine e somiglianza.
Beh, se queste giornate potessero avere un colore, sarebbe sicuramente un accecante color dell'oro.
Ecco, queste sono le giornate che mi riempiono, le giornate che mi ricordano il motivo per cui sono qui, come una prova del nove, per confermarmi che si, ho fatto la scelta giusta, che è proprio questa la mia strada, che è così bello costruire con le proprie mani qualcosa che sia tuo e tuo soltanto che tu possa plasmare a tua immagine e somiglianza.
Beh, se queste giornate potessero avere un colore, sarebbe sicuramente un accecante color dell'oro.
mercoledì 22 febbraio 2012
Dimmi perché, ogni volta che la mia mente può permettersi il lusso di spaziare, va a te. Anche quando avevo pensato che fossi morta e sepolta, anche quando avevo imparato a convivere con l'idea che fossi uscita dalla mia vita senza una via di ritorno, che non ti avrei più aspettata la sera, che non avrei più trepidato leggendo il tuo nome sul display del cellulare, perché non ci sarebbero stati più tuoi messaggi da leggere o chiamate da ricevere, che non ti avrei più svegliata al mattino, che avrei finalmente potuto ricominciare, dimmi perché io penso ancora a te, a quell'idea di te, scevra da qualsiasi tipo di contaminazione. Dimmi perché mi ostino a salvarti, in fondo in fondo, a conservarti in una scatola di vetro trasparente proteggendoti dai tarli della mia rabbia, dalla polvere, dal vento di tempesta e a pensarti nella maniera più stupidamente e ingenuamente genuina che ci sia, come tu non sei. Dimmi perché non riesco a distruggerti del tutto.
Forse perché mi fa comodo così e io sono solo una vigliacca.
Forse perché in fondo non andrai mai via. Non lo so.
Forse, come mi sono già detta, dovrà solo arrivare qualcuno di più straordinario di te.
Forse perché mi fa comodo così e io sono solo una vigliacca.
Forse perché in fondo non andrai mai via. Non lo so.
Forse, come mi sono già detta, dovrà solo arrivare qualcuno di più straordinario di te.
martedì 21 febbraio 2012
Oggi pomeriggio non ho potuto fare a meno di riflettere ancora una volta su quanto il lavoro di un medico, anzi meglio di un chirurgo, e quello di uno psicoterapeuta, si somiglino. Entrambi devono cercare di riparare qualcosa, tenendo conto di non essere in grado di riuscirci, di sbagliare nel tentativo del salvataggio o peggio ancora di provocare ulteriori danni. Poi però ho pensato che il chirurgo, prima di operare, si sterilizza sempre le mani e indossa mascherina, cuffia e guanti di lattice per non rischiare di infettare il paziente con i germi che porta dall'esterno della sala operatoria, dove, proprio per la salute dello stesso, è necessario che sia tutto perfettamente asettico. Perciò, di conseguenza, ho pensato che normalmente anche il terapeuta dovrebbe avere la mente sgombra dai suoi problemi personali quando tratta coi pazienti, per evitare che le sue dinamiche influiscano con l'andamento della seduta o dell'intera terapia e ne vada così dell'integrità psichica del paziente.
Ma subito dopo mi sono chiesta: come si fa a sterilizzare i pensieri?
Ma subito dopo mi sono chiesta: come si fa a sterilizzare i pensieri?
Iscriviti a:
Post (Atom)