venerdì 11 dicembre 2009

L'amicizia ai tempi della suina

Questa è una giornata decisamente no. Una di quelle giornate in cui ti chiedi per quale strano motivo esista il genere umano e l'unica risposta che ti viene in mente è "per romperti i coglioni". Questa è proprio una di quelle giornate in cui vorresti essere invisibile, metterti l' i-pod nelle orecchie e stare così per ore a guardare il cielo tetro dietro i vetri della finestra della tua camera; in cui il benchè minimo contatto con qualsiasi altro essere ti inacidisce fino alla punta dei capelli e ti disgusta. Oppure, non so, una di quelle giornate in cui prendere un treno (dove chiaramente finisci per incontrare qualcuno che conosci, non importa se ti stia simpatico o meno, importa solo che tu l'abbia incontrato nel momento sbagliato) per un posto quanto più lontano dal tuo paese e startene con la testa schiacciata contro il finestrino a guardare il vuoto che scorre. Lo so, fa molto emo questo quadretto, però io sono sinceramente stanca di tutto quello che mi circonda. L'avrò detto un miliardo di volte e un miliardo di volte l'avrò smentito, sempre in questa sede e sono stata anche criticata perchè "sputtano a tutto il mondo i cazzi miei" (quindi anche quelli degli altri) oppure perchè "non dico le cose in faccia". Chiaro che se non ci vediamo mai non te le posso sbattere nella croce dei sensi, quelle quattro misere parole che mi servono per annientarti (e per la cronaca, se qulcuno di mia conoscenza dovesse mai leggere questo post, dovresti(/e) finalmente averlo capito che io odio parlare tramite facebook e/o sms-msn di cose di questo genere perchè non sono certo una codarda, vi ricordate della strigliata di Pasquetta, si?). Posso sembrare contraddittoria oppure semplicemente una affetta da disturbo bordeline (in effetti tutti pensano che sia un po' pazza ma questo non può che farmi solo piacere) però forse adesso sono arrivata al limite, non lo so. Ok, quel preservativo a casa mia ci è finito per scherzo e non era vostra intenzione mettermi nei casini con mia madre, questo l'ho capito (si, avete capito bene: i soggetti in questione, la stessa orda barbarica che mi ha sconquassato casa l'altro giorno, hanno portato un preservativo a casa mia  -e fin qua non c'è nulla di strano, perchè credo sia un' usanza di molti maschietti tenerne qualcuno nel portafogli, senza giri di parole-  che poi era quello che stavano distribuendo delle associazioni vattelappesca in onore della campagna contro l'AIDS e nemmeno quello nelle scatole -e ok, è una cosa bella- ma il problema è che il preservativo in questione se lo sono dimenticato a casa mia e io non me ne sono accorta perchè non pensavo fossero così beoti da lasciarlo in giro come se si trattasse di un pacchetto qualsiasi di caramelle. Avete le tasche bucate, per caso? Morale della favola: mia madre lo ha trovato mentre faceva pulizie e mi ha chiesto con fare sospettoso e vagamente incazzato cosa avessimo combinato con quel preservativo. Fantastico!).  La cosa è successa perchè non avete prestato abbastanza attenzione e volevate giocare agli adolescenti ingrifati, con il risultato che adesso mia madre pensa che sia una sottospecie di pappone che organizza orge con individui non bene identificati a casa mia (quindi anche sua), oltre ad odiarvi perchè mi avete spaccato quel dannatissimo portaombrelli e per aver scambiato i miei divani per una piscina olimpica da gare di tuffi. Che voi non metterete più piede a casa mia, questo è certo, che non abbiate molto rispetto per le cose degli altri lo è altrettanto (perchè io non vengo a casa vostra per tentare di sfondarvi i divani) ma aldilà di tutto (perchè grazie a non so cosa i divani sono rimasti integri) minimizzare l'accaduto, ridermi in faccia perchè mi sono sentita malissimo quando mia madre mi ha detto di aver trovato quel dannatissimo coso sotto al divano e perchè giustamente mi sono incazzata con voi non è da persone educate oltre che civili e sensibili. Continuare ad infierire gratuitamente dopo avervi specificato con fin troppa diplomazia che cominciavate seriamente ad irritarmi, nemmeno. Questa vostra reazione non ha fatto altro che provocarmi ancora più rabbia di quanta ne avessi dentro e sopratutto disgusto per quella che è stata mancanza di tatto, oltre al fatto che non vi è nemmeno passato per la zucca di chiedermi "scusa" o semplicemente "mi dispiace" (anzi!). Tanto mi sarebbe bastato per perdonarvi. Invece vi siete letteralmente presi gioco di me perchè mi sono alterata e direi proprio a giusta ragione. A volte mi chiedo con che razza di persone io abbia a che fare (perchè è da cose come queste che si capisce la maturità di una persona), se potrò mai conoscerle davvero. E continuo a rispondermi che io nella mia vita ho sbagliato tutto, oppure semplicemente che chiedo troppo alla gente, che idealizzo troppo i rapporti (d'amore o d'amicizia che siano) e che credo forse un po' troppo nel genere umano. Forse sto sbagliando io, non lo so. Dovrei (/Voglio) accontentarmi?

mercoledì 9 dicembre 2009

A volte vorrei che sparissero tutti quanti. Vorrei essere sola al mondo, vorrei non avere nessuno così da poter fare ciò che voglio della mia vita senza sentirmi costretta a seguire delle convenzioni del cazzo, dei percorsi già prestabiliti. E' come se il canovaccio l'avessero già steso loro e io devo semplicemente scegliere cosa scrivere nelle battute ma più o meno si sa come dovrebbe andare a finire la storia. Mi sento sempre più in gabbia, sul serio. Alla donna che mi ha messo al mondo non va mai bene niente di come faccio ciò che faccio. Trova sempre un modo per farmi pesare anche cose inesistenti perchè pensa di avere a che fare con una qualsiasi delle sue alunne di 7 o 8 anni, che deve andare continuamente smossa se no da sè non se la potrà mai cavare. Beh, ditemi allora quale indiviuo sano di mente non si metterebbe a pensare che se a lei non va mai bene niente di ciò che faccio allora comincerò davvero a farlo male così lei avrà di che lamentarsi seriamente e io mi meriterò le sue lamentele. In mezz'ora sono stata capace di viaggiare tanto velocemente con la mia testa da arrivare a pensare che al prossimo litigio furioso sbatto la porta di casa e me ne vado per la mia strada. E affanculo l'università, affanculo la prestigiosa laurea, affanculo i legami di sangue, affanculo la brava ragazza che sono stata fino ad ora, affanculo me stessa e basta, farò affiorare una parte di me che nessuno conosce. Che poi non avrò mai il coraggio di tirarla fuori è un altro paio di maniche. Ma esiste, vi assicuro che esiste.

poteva la mia casa rimanere integra sotto una devastante orda di barbari?

Chiaramente era una domanda retorica. Forse adesso capisco perchè domenica la serata è saltata. San Nicola mi voleva aiutare, solo che non sono riuscita a cogliere il segno divino e l'ho spostata a ieri. E pensare che stavo pure per maledirlo il poveretto, mentre lui si preoccupava di quello che sarebbe accaduto al mio grazioso portaombrelli, che previdenza!  Potrei persino arrivare a pentirmi per averci pensato ma, non ritenendomi cristiana, non mi sento in dovere di farlo. Il risultato di cotanta avversione per la religione è stato che ieri, durante la famosa serata con gli amici che dopo innumerevoli peripezie sono riuscita ad organizzare, aiutata anche dalla demenza senile precoce galoppante negli individui di cui mi circondo quotidianamente, il portaombrelli all'ingresso ci ha rimesso la pelle (anzi, la terracotta dovrei dire) e piuttosto brutalmente aggiungerei, frantumato dal peso di Fabio che ci è caduto sopra per tentare di placcare Federica. Ora, la mia questione è questa: perchè scambiare casa mia per un campo da football o per un parco giochi di quelli che si trovano nei giardini degli asili? No perchè, a volte, credo che la gente si dimentichi di avere 20 anni anzichè 2 e di stare a casa di qualcun'altro. Ora, a parte la prece e il minuto di silenzio in onore del povero portaombrelli di cui non mi fregava più di tanto (e che tra l'altro a mio padre stava pure abbastanza sui coglioni), la serata per me non è stata troppo diversa da quelle che trascorro da sola (a parte che stavolta non facevo da sola le cose che solitamente faccio). Ho passato quasi tutto il tempo a: apparecchiare la tavola, preparare antipastini che poi nessuno ha mangiato perchè c'era pure la pizza, spazzare e pulire il tavolo. Quando poi finalmente mi sono liberata dalle mie faccende domestiche (perchè, seppure non sia una maniaca ossessiva-complulsiva dell'ordine e della disinfezione totale, non sopporto il disordine e lo schifo per tutta la casa a lungo termine) le mie amiche si erano accasciate sul divano beatamente dormienti (wow!) mentre i ragazzi erano giù in tavernetta a giocare a ping-pong tra gli schiamazzi vari. Ah, mi hanno pure perso una pallina. A concludere il tutto c'è stato l'avvio di una discussione sugli omosessuali (galeotto fu il tg5, o era il tgcom? Boh) in cui finalmente sono riuscita a trovare un pertugio nel ragionamento fallace di Davide, complice Stefano, lasciandolo per la prima volta perplesso (haimè ho alcuni amici omofobi, purtroppo).  Non starò qui ad elencare i pro e i contro nella nostra discussione perchè sarebbe sprecato in questo racconto che vorrebbe essere abbastanza leggero e suonare un po' sarcastico (se ci riesco), al massimo potrei dedicarci uno spazio esclusivo in un altro post. Anche se devo ammettere che questa parte della serata è stata la più interessante per me, perchè mi sono lanciata in una bella invettiva appassionata, tant'è che Nico mi ha detto (bonariamente, s'intende) "Anastà, ma chi te lo fa fare?". Insieme a Stefano sono sempre stata l'unica ad esprimere il mio dissenso per i loro pregiudizi idioti, solo che essendo fondamentalmente una contro tanti, chiaramente vincevano sempre loro con i loro sofismi e devo dire che le mie doti retoriche non mi hanno molto aiutata. Piccole digressioni a parte, alla fine li ho dovuti quasi cacciare di casa alle tre e mezza perchè stamani avrei dovuto studiare (a proposito, voglia di studiare saltami addosso perchè sto abbastanza nella merda e non ne sono nemmeno del tutto cosciente, temo che arriverò all'esame con livelli di menefregismo pericolosamente tendenti a più infinito stavolta), dunque li ho lasciati andare via che ormai l'incazzatura per il portaombrelli era praticamente sparita e mi era ritornata più o meno l'allegria, a parte la foga per l'orario. Non riesco a tenere loro il muso per troppo tempo. Per fortuna per loro non mi hanno devastato il salotto (il lampadario però me lo vedevo proprio male), se no avrei distribuito isteria gratuita che manco durante la sindrome premestruale e avrei potuto seriamente commettere qualche omicidio. Paradossalmente quando ho comunicato a mia madre dell'infausta perdita non mi sono dovuta sorbire paranoie varie (quella schifezza l'aveva comprata proprio lei), per cui direi che non mi è andata poi così male.

Bilancio di questi giorni: tutto sommato positivo. Sono riuscita a prendermi i miei ritmi una volta tanto (anche se non so quanto possa essere un bene) ma soprattutto a saltare qualche pasto quando volevo io senza mia madre a guardarmi storto, ad avere pace e silenzio in cui sprofondare e da cui farmi cullare. Da quando sono tornati questa sera il mio tasso di acidità si è leggermente re-inclinato verso l'alto (era troppo bello per essere vero!). Più che acidità però, forse ho provato un senso di fastidio perchè avrei voluto continuare a stare da sola, avvertivo la loro presenza quasi come un'intrusione. Non è una cosa bellissima, me ne rendo conto, ma è la verità, così come lo è il fatto che non ho sentito affatto la loro mancanza, come mi è sempre successo quando partivo per conto mio. Ho avvertito fastidio anche quando il parentado mi invitava a pranzo per evitare di farmi stare sola in questi giorni (che poi, effettivamente, ho mangiato sola a casa mia soltanto per un giorno causa feste comandate), tanto che ho dovuto dire chiaro e tondo a mia zia che lunedì era mio esplicito volere rimanere sola a pranzo. In fondo a me la solitudine un po' piace.

sabato 5 dicembre 2009

Ordine del giorno: la verità più varie ed eventuali

Credo sia arrivato il momento che non volevo arrivasse mai. Il momento in cui le crepe del muro che avevo eretto per proteggermi dalla realtà si sono definitivamente aperte e l'hanno sbriciolato al suolo, lasciandomi nuda e indifesa di fronte alla verità, che naturalmente era ovvia per tutti, tranne che per me, evidentemente. Lui non mi amava più. Semplice. Cosa c'era di più da capire? Cosa c'era da negare? Era chiaro come il sole ma a quanto pare io avevo messo gli occhiali scuri o proprio i paraocchi, fate voi. Era effettivamente la cosa più logica che potessero dirmi. Solo che non so perchè, a sentirmelo dire, per i primi secondi ho pensato che fosse un'eresia. Poi è arrivato lo shock, infine la rassegnazione. Sono stata (volutamente) una stupida, tutto qua. Niente di più cristallino e spiazzante di un'amara (ma sana) verità.


Per il resto, anche stasera me ne starò a casa in compagnia di me stessa, dato che i miei genitori con quel mostriciattolo di mio fratello sono partiti per esplorare i mercatini di Natale di mezzo Nord-Est e i miei amici ritorneranno ancora Voi Sapete Dove per starci fino a domattina. Io non ci andrò essenzialmente per due motivi: 1) io quel posto lo odio (come ho già ampiamente illustrato un paio di post fa) e 2) anche a fare uno sforzo e a volerci andare per amor di compagnia non potrei perchè domattina devo seriamente cominciare a studiare per un esonero fissato per settimana prossima (ergo non posso andare a dormire alle 7 e svegliarmi alle 2), dato che la mia voglia di studiare latita da un po' di tempo. Chiara mi aveva pregata di avvasarla quando i miei amici fossero andati in disco così sarei potuta uscire con la sua comitiva, però non lo so, mi sento una stupida a dirle "Hei Chià, stasera i miei amici non ci sono, posso uscire con te?". Mi sentirei sul serio un'opportunista oltre che fuori luogo. Dunque, per stasera, non mi rimane altro che formare un cratere sul divano nuovo del mio salotto.


Ah e dimenticavo la ciliegina sulla torta! Avendo casa libera, avevo organizzato con tanto entusiasmo una serata con la mia ciurma per domani sera ma ho scoperto solo poco fa che le uniche due ragazze del gruppo (oltre me), che poi sono pure sorelle (che culo!), sono impegnate perchè è l'onomastico del nonno. Si, perchè domani a Bari è San Nicola e naturalmente, essendo questo il protettore della città, i tre quarti della popolazione maschile barese e dei paesi limitrofi porta quel nome in suo onore. Che fantasia, eh? Ma dico io, i genitori del nonno delle mie amiche non potevano mettersi un po' più d'impegno?? Proprio quel nome gli dovevano mettere?? Proprio a lui?? Bastava il nome di un altro Santo vattelappesca, qualsiasi altro nome, ma proprio quello no, cavolo! Eccheppalle!! Mi hanno fatto andre in fumo la serata, perchè è chiaro che non posso invitare a casa mia solo i ragazzi (e non per questioni di pudore o di stronzate affini, loro per me sono come fratelli, più che altro sarei l'unica ragazza in mezzo ad un branco di selvaggi che si ingozzerebbero come iene, senza nessuno con cui parlare un po'). Bah. Maledire San Nicola potrebbe essere un'idea ma credo che non darà comunque i frutti sperati e potrei eventualmente anche guadagnarmi un viaggetto omaggio all'Inferno per il resto della mia esistenza. Oddio, da un lato mi dico "poco male", tanto se fossi Cristiana sarei comunque già dannata.


L'unica cosa certa è che se in futuro avrò un figlio, sicuramente non si chiamerà Nicola.

giovedì 3 dicembre 2009

Il Vento della mia Passione

A volte mi sembra di stare perdendo il tempo che ho a disposizione. A volte mi sembra di non essere coraggiosa abbastanza da seguire ciò che mi dice la mia testa, o meglio, parte di essa. "Salvati", mi dice. "Hai una vita sola e non provare nemmeno a fare una pazzia più grande di te è uno spreco". A volte mi sento una stupida a seguire delle stupide regole che non mi condurranno a niente, se non ad una vita noiosamente ordinaria. Amo ciò che studio ma a volte mi viene in mente di rivoluzionare la mia esistenza per qualcosa che, se possibile, amo ancora di più della psicologia: la mia libertà. Vorrei laurearmi e diventare una psicoterapeuta, questo è il mio sogno e mi sto impegnando per fare si che diventi realtà. Ma dopo? Cosa ci sarà dopo? Non parlo del lavoro. Se mi fossi preoccupata di studiare per trovare subito lavoro sarei stata cosciente abbastanza da intraprendere un percorso di studi che avrei odiato profondamente ma che poi mi avrebbe assicurato il pane quitidiano e anche di più, come avrebbero voluto i miei genitori. Non ho scelto di essere devota al Dio denaro, non chiedo alla vita la ricchezza, chiedo alla Vita un Vita Vera, la Mia Vita. Voglio dedicare la mia vita alla Passione. Se credessi in un Dio, probabilmente sarebbe proprio lei. Nulla ha senso senza la Passione. Ed è per questo che continuo a chiedermi cosa ci sarà dopo. Dopo essermi laureata, dopo essermi specializzata, quale sarà il mio destino? Probabilmente sarò costretta a trasferirmi in un grigia, triste e monotona cittadina del Nord, ad abbandonare per sempre la mia bellissima terra, il mio amatissimo mare e il calore del sole estivo della Puglia per condurre un'intera vita grigia, triste e monotona. Forse potrei sposarmi, avere dei figli e dividere la mia banale esistenza tra la mia bella casa con il giardino e magari anche un cane, i miei eventuali figli e marito e il lavoro che tanto amerei fare. Ma mi basterebbe condurre una vita così? Sarebbe davvero questo quello che vorrei? A volte me lo chiedo e la mia risposta non è poi così scontata. Spesso mi capita di sognare ad occhi aperti di farmi coraggio, di seguire quella voce nella mia testa, di fregarmene delle convenzioni, di mia madre, degli obblighi inesistenti di condurre la vita che ha caratterizzato la mia famiglia da generazioni e generazioni e scappare via nel mondo. Scappare via di qui, si, ma per andare incontro a qualcosa di meglio. Vivere da nomade e da selvaggia, permettere al mio spirito e al mio corpo di vagare insieme, instancabili, trovare uno spirito affine al mio e continuare a vagare uniti, svegliarmi la mattina e non sapere mai cosa aspettarmi da un nuovo giorno. Sogno di cavalcare in praterie lontane, profumate e solitarie, come una selvaggia, oppure di correre a piedi nudi su immensi prati verdeggianti e poi stendermi a pancia in su e farmi baciare dal calore. Sogno di camminare ore e ore in riva ad una spiaggia deserta al tramonto o di vedere nascere il sole, seduta sulla sabbia, per tutta la vita così. Sogno di esplorare boschi e savane e foreste tropicali. Sogno di stare alla finestra di una baita, avvolta in un maglione più grosso di tre taglie, con una tazza di cioccolata calda fumante in mano a guardare i fiocchi di neve che si depositano sulle montagne più alte del mondo. Sogno di tuffarmi da una scogliera altissima e urlare per la gioia e l'adrenalina. Sogno semplicemente di gustare tutta la bellezza che c'è nel mondo, di inebriarmi e di essere felice. Vorrei. Vorrei essere uno spirito totalmente selvaggio e non lacerato in due, non ibrido, costretto a lottare ogni giorno con se stesso.

Il mio però rimarrà solo un sogno, solo una delle tante cose dette e mai fatte. Come quando prometti ad un amico lontano che lo andrai a trovare.
 

lunedì 30 novembre 2009

A.A.A. CERCASI AMICI ALTERNATIVI E/O COMUNISTI

A.A.A.  CERCASI AMICI ALTERNATIVI E/O COMUNISTI PER SERATE DI GRANDI BEVUTE E POGO. Alla fine lo metterò sul serio l'annuncio. Adoro i miei amici, ma spesso sono così diversi da me. Ma dico...ma mi ci vedete, voi, che ballo sfrenatamente (si può dire??) sulle mie nuove scarpe da 11 in discoteca con tutti quei tizi appiccicosi il cui più grande talento è al massimo quello di strusciarsi al tuo fondoschiena? Io?? Proprio io, che a malapena oggi riuscivo a restare in piedi con quell'aria da trampolista ubriaco? Che frustrazione. Con loro sto bene, parliamo di tutto, mi ascoltano, mi sostengono ma quando tirano fuori la loro anima da discotecari io tendo a dileguarmi nel nulla. Proprio non lo sopporto quel posto. Ci sono andata poche volte a ballare con loro e quelle poche volte avrei voluto sprofondare nel pavimento risucchiata da una voragine infernale (preferibilmente nella maniera meno teatrale possibile) oppure sapermi mimetizzare con il bancone degli alcolici o magari con qualche sgabello. Non ho l'anima da discotecara, affatto. Non sono "Miss Coordinazione Motoria", no di certo. Non ho una gran fantasia nei movimenti ma ripeto sempre quei pochi meccanici passi che mi riescono decentemente e, a dirla tutta, non è un granchè da vedere. Non sono brava nei balli di coppia e/o nelle interazioni in genere, proprio non riesco ad andare in sintonia con gli altri (specie se si tratta di balli latino-americani, quelli sono il mio incubo peggiore). Non sono la classica gnoccona da discoteca: alta ("alta" , mi viene da ridere solo a pensarci), magrissima (ultimamente il rapporto con il mio corpo sta un tantino peggiorando, quindi meno lo mostro e meglio è per la mia autostima), bona e tantomeno gattamorta. E poi, fondamentalmente, mi vergogno come una ladra. Si, mi sento un'idiota, poco a mio agio. A vedermi non si direbbe, sembrerei spigliata e spensierata, ma riesco a stento a resistere all'impulso di scappare dalla pista. Un bell'impegno. Non sono proprio una discotecara. Preferisco un pub (a tema magari), un tavolo e una sana chiacchiera tra amici davanti a una buona bevanda e qualcosa da mangiare. A volte non nascondo che mi piacerebbe trovare qualcuno che si accontenti solo di questo, che condivida questo mio modo alternativo di divertirmi e stare bene con un amico, qualcuno che sia ben sintonizzato sulle mie frequenze. Allora, dovrei cambiare stazione?

sabato 28 novembre 2009

I'm empty

Mi manca. Inutile negarlo, è da stupidi e da immaturi. Ogni volta che rimetto piede in un posto dove siamo stati insieme, ascolto una canzone che mi ricorda lui, una delle nostre canzoni, una strana malinconia mi assale ma non riesco a piangere. Vorrei farlo ma non viene fuori nemmeno la metà di una mezza lacrima. Mi sento arida dentro, come svuotata. E' come se fossi vuota, si. E' come se avesse portato via con lui anche l'amore che avevo dentro, per questo non ho reazioni o se ce le ho sono molto attutite. E' riuscito a strapparmi tutto. E quel vuoto che ho nella mia pancia, quel nulla che mi è rimasto, lo sto ulteriormente ampliando, ne corrodo i confini, come quando si brucia un foglio di carta, ardendo, il buco si allarga piano piano dal centro fino a distruggere interamente il foglio. Mi corrodo pensando che nemmeno lui reagisce, che non ha proprio capito che se solo mi dimostrasse ciò che prova, se solo mi dimostrasse che vuole cambiare per me, se me lo dimostrasse con i fatti e non con le parole io lo accoglierei per l'ultima volta. Ma lui non si muove, rimane immobile e questa, per me, è già una risposta, anche se non quella che mi aspettavo, che avrei gradito sentire da lui. E tutto questo mi fa ancora più male. Pensarlo e ammetterlo mi fa male. Abbiamo creato un deserto. Come siamo arrivati fino a qui? Come abbiamo fatto? Dove siamo finiti? Allora non è vero quello che dicono, l'amore non è più forte di qualsiasi cosa, è solo un bellissimo bicchiere di fragile cristallo. Ma a me non serve a niente la sua bellezza. Preferisco qualcosa di meno aggraziato ma più forte, come una quercia. Ecco, vorrei un amore forte e duraturo come una quercia, imponente, resistente alle intemperie che ne scalfiscono il lungo corso di vita, che la segnano ma non la abbattono. Forse la mia quercia non eri tu, amore mio, forse dovevi solo essere quel bellissimo bicchiere di cristallo,il mio, il primo, l'amore puro che è però troppo sottile per essere l'amore di una vita. Come può un bicchiere trasformarsi in una quercia? E può? Forse no. Però eri così bello che non riesco a capacitarmi di averti rotto per sempre.


Lacrime.