martedì 4 agosto 2009

Sfiga da cinema

Ma chi è che fa entrare nei cinema le ragazzine al di sotto dei 16 anni?? Anzi, più che proibire l'ingresso alle minori di 16 io lo vieterei proprio alla fascia che va dai 13 (età in cui si fanno sentire i primi lievi scompensi in alcune aree cerebrali, manifestati con gridolini eccitati alla minima allusione sessuale, che possono portare alla paralisi facciale in una perenne espressione inebetita o ancora, con urla spaccatimpani le cui cause possono avere svariate origini, come ad esempio una pulce che scoreggia mentre il protagonista sta per essere scoperto ad orgliare i perfidi piani orditi dal cattivo di turno) fino ai 15 e mezzo/16 quando possono arrivare all'apice della demenza senile precoce (nei casi meno gravi). Io mi chiedo se sia umanamente possibile, per chi ha molta meno pazienza di me, sopportare nella fila d'avanti delle giovani oche allupate che manco a due minuti dall'inizio del film cominciano a gridare per la paura. Ora, io posso capire che la prospettiva di avere dinanzi agli occhi quel bel bocciuolo di Daniel Radcliffe per circa un paio d'ore possa far schizzare alle stelle la quantità di ormoni in circolo ma non mi sembra il caso di farla tanto lunga per un fantasy che non farebbe venire un'infarto manco alla mia bisnonna (pace all'anima sua)! Naturalmente, per quanta pazienza io possa serbare, tutto ha un limite e dopo un'ora e mezza di urla, alzate per la prima, la seconda e pure la terza pipì, per i pop corn, scorazzate gratuite nei corridoi della sala (naturalmente sempre urlando - forse era un loro modo di comunicare ispirato ai primati e non mi chiedete per quale arcano motivo), i miei istinti omicidi verso le suddette cerebrolese non erano poi più così tanto latenti. Arrivata al culmine della mia furia mi sono decisa ad assestare un calcio preciso e potente (ma soprattutto RUMOROSO) in direzione della sedia d'avanti alla mia, più o meno all'altezza del cervelletto di una qualsiasi di loro (chissà, magari...). Ovviamente il silenzio è durato per un minuto e nemmeno. Mi sono dovuta rassegnare.


Per il resto il film era troppo sbrodoloso, nel senso che è stato forse troppo lungo e secondo me si sono persi troppo a gingillare su alcuni aspetti relativamente marginali del sesto episodio della fortunata saga della Rowling. Molto (troppo) incentrato sulle storie d'amore nate/in crescita (in particolar modo quella tra Ron ed Hermione, perchè la storia tra Harry e Ginny se la sono filata un po' di striscio e l'hanno accomodata con un semplice bacetto che sembrava nato dal nulla, dato che solo chi ha letto il libro poteva giustificare quella conclusione per una storia che non ha avuto la giusta evoluzione nel film, a mio parere) . Molta meno importanza agli argomenti portanti che lo collegano al quinto e al settimo. Vabè, una cosa un po' free(vola) diciamo. In conclusione, uno che non avesse letto il libro non ci avrebbe capito na mazza. Non avendo avuto, poi, la possibilità di vedere il quinto episodio sullo schermo sono rimasta allibita dai cambiamenti di look, nonchè da alcune "new entries" del cast. Vogliamo parlare prima di Ron in versione emo (ommioddio ma come l'hanno conciato quel ragazzone??) oppure della curiosa interprete di Bellatrix Lestrange? Cioè, stiamo parlando di Bellatrix. Stiamo parlando della bella donna alta, bruna e slanciata dalle palpebre pesanti e non di una barbona bassa, tarchiata con le occhiaie dell'insonnia e qualche problema di igiene orale! Per completare il quadretto familiare anche l'interprete della sorella di Bellatrix, Narcissa Malfoy, dava l'idea di una frustrata cinquantenne più che di un pezzo di figa platinata. Insomma, delusione da questo punto di vita. In ogni caso non rinnegherò mai la mia fede di fan sfegatata della saga, sgorbi dei registi a parte (mandateli tutti al rogo, per favore).


Ma che volete farci...quando riesco ad andare al cinema io...

giovedì 30 luglio 2009

Non trovo le parole adatte per un titolo che renda bene l'idea

Io mi sono rotta il cazzo e scusate se è poco. Se non vi piace il turpiloquio potete anche chiudere questa insignificante pagina di diario di un'emerita imbecille quale è la sottoscritta. Poco mi frega. E per vostra informazione io adoro il turpiloquio, non c'è niente di più gratificante da dire quando si è incazzati. Non mi frega più di tanto di sembrare una ragazzina educata in questo momento perchè mi sono rotta il cazzo (ripeto il concetto). Ho tanta di quella rabbia che vorrei urlare. Io sono un'idiota al cubo. Ho sbagliato tutto. Maledetto il giorno in cui ho incontrato lui, maledetto il giorno in cui ho deciso di ficcarmi nella merda intraprendendo con così tanta leggerezza una cosa che sarebbe diventata così seria. Ero inesperta, d'accordo. Ero sempre stata la solita ragazzina sfigata, occhialuta, secchiona e per giunta con l'apparecchio ai denti che nessuno si era mai sognato di filarsi o addirittura di invitare ad uscire. In un certo senso potevo essere la brutta copia della sorella di Polly Pocket, data la mia prorompente statura ( Polly Pocket aveva una sorella??). Questo più o meno fino ai diciott'anni o poco prima. Più o meno fino a quando non sono uscita da quel vortice di indefinite trasformazioni che si chiama "adolescenza" e ho scoperto che ero a tutti gli effetti diventata una donna. Ho scoperto che, tolto l'apparecchio, l'universo a me sconosciuto e denominato come "pianeta dei ragazzi", iniziava ad apprezzare il mio nuovo sorriso e dietro le mie sottili lenti, ad essere ammaliato dai miei "occhioni da cerbiatta". Anche il mio corpo si era trasformato. Era diventato più morbido e dolce rispetto alla mia costituzione estremamente asciutta dell'età infantile. Avevo capito di avere un grande potere nelle mie mani. Il potere del fascino femminile. Era tutta un'altra cosa. Era bello esercitarlo sui ragazzi e sentirsi guardata. Non mi era mai capitato fino ad allora e la sfortuna ha voluto che uno dei primi alieni del pianeta sopracitato ad esserne catturato fosse proprio lui. Lui che mi riempiva di attenzioni come mai nessun'altro aveva saputo fare, lui che mi sembrava tanto vicino al mio modo di pensare, lui che mi sembrava diverso. Iniziò tutto solo per sfizio, almeno da parte mia. E' stato dopo che mi sono rovinata con le mie stesse mani perchè mi sono coinvolta più di quanto non pensassi, più di quanto non pensavo di poter fare. Questo l'ho scoperto solo dopo averlo lasciato, esattamente dopo un anno e tre mesi di relazione stabile. E perchè l'ho lasciato? Perchè gli sguardi degli alieni intorno a me si facevano sempre più presenti e crescevano di numero. Alieni più belli di lui in superficie ma molto, molto marci all'interno. Alieni tentatori che con le lusinghe stuzzicavano in me l'esercizio del potere che mi aveva riscattata da un'adolescenza infelice di quasi emarginazione. E questo mi ha fottuto, perchè ero distratta da lui. E in questo modo non potevo continuare, per cui sarebbe stato meglio darci un taglio se continuare avrebbe dovuto significare scindere la mia mente dal mio corpo.


Continuavo ad esercitare il mio potere ma per puro gusto di farlo e perchè avvertivo uno strano vuoto in sua assenza. In  questo nuovo vuoto un alieno conosciuto per caso è riuscito a catturami quasi completamente. L'alieno era molto, molto bello in superficie e la mia nuova Me si chiedeva come mai una creatura così perfetta fuori, così statuaria, si fosse interessata ad una come me. La creatura aliena, invece, (che in seguito dentro non si è rivelata poi così brutta ma soltanto un pochino troppo semplice per i miei gusti) mi percepiva come desiderabile, con mia grande sorpresa. Non ero mai stata abituata ad essere l'oggetto dell'attenzione di una creatura simile che mi sembrava quasi irraggiungibile. Iniziai persino a ricredermi su me stessa. Quell'alieno non era l'unico. Ce n'erano altri ma nessuno mi andava completamente a genio. Stranamente pensavo ancora al mio primo alieno, ne ero persino gelosa. Dati i sintomi, decisi di ritornare sui miei passi e chiedere una seconda possibilità.  Possibilità concessa. Ma da allora non faccio che buttare il mio orgoglio nel cesso e non posso fare altro se non sopportare e ingoiare lo stesso dolore causato al mio alieno. Ma tutto ha un limite. Sentirmi non indispensabile per lui è troppo, più di quanto io meriti. Sentire che la mia presenza, ora, gli è forse quasi indifferente mi sembra una punizione troppo crudele rispetto al reato di cui mi sono macchiata. Aver smesso di amarlo, non so. Forse averlo amato meno e averlo lasciato prima che la nostra storia potesse diventare un vortice di tradimenti e bugie da parte mia e sofferenza inaudita da parte sua. Aver fermato tutto prima che io potessi cedere alla tentazione di tradire il primo uomo che mi abbia saputa apprezzare come una donna. Non avrei voluto che accadesse perchè non si meritava di soffrire così. Poi ha sofferto lo stesso, ma era inevitabile e non perchè io lo avessi messo da parte per qualcun'altro. Ho fatto di tutto per cercare che non accadesse, questo era il massimo che potessi fare ma ciò che ho fatto allora io dovevo farlo, non c'era altra via d'uscita. Mi sono sforzata al massimo per garantire onestà e trasparenza nel nostro rapporto. Ma tu questo non l'hai mai capito e adesso stai andando oltre. Ti stai avvalendo del fatto che sono stata io la prima ad averti ferito per ferirmi a tua volta. Con la grossa differenza che quando l'ho fatto io non ci provavo gusto in quello che facevo, mentre a me sembra che per te sia proprio così.


 Non so quanto altro potrò sopportare.

venerdì 24 luglio 2009

Apparenze

L'apparenza è quanto di più subdolo, ambiguo e triste possa esistere. Ti lascia in bocca il gusto del dubbio, dell'artificio, di qualcosa che non potrà mai essere genuino. Come se stessi mangiando una sbarra di metallo. Inodore, insapore, che non si lascia attraversare da nulla. E non c'è storia, non ci puoi combattere. Vince sempre lei. E' brutto sentire questo sapore in una persona, in una storia che dovrebbe aspirare alla felicità e invece porta solo sempre più amarezza. Forse ho sbagliato io, ho sbagliato tutto. Fin da quando l'ho conosciuto, ho sbagliato. Ho sbagliato a cercare di rimettere insieme i cocci di un vaso che io stessa avevo distrutto e che dovavano rimnere li a terra, testimoni di una cosa che è stata bellissima ma che non poteva mai più tornare. Nemmeno adesso che sto cercando di ricostruire quel vaso con più impegno di quando lo avevo creato, insieme alle sue mani, sta tornando ad avere la stessa grazia, la stessa bellezza che aveva prima. Per quanto abilmente nascoste, le crepe non possono essere cancellate. E tutto questo sempre e solo per colpa mia. E' mia la colpa se quando è con me non sono più i suoi occhi a guardarmi, la sua bocca a sorridermi e le sue mani non mi cingono più con la stessa tenerezza e la stessa forza di prima. E' mia la colpa se non è più con le sue parole che mi parla. Quel ragazzo è morto da tempo e l'ho ucciso io. Non potrà tornare indietro mai più, ne sono consapevole. Saperlo è frustrante. Tutto è frustrante. Come si comporta, quello che mi dice per giustificarsi. Tutto. Questo è il prezzo che devo pagare ed è molto caro. Anche se sarebbe stata l'ultima cosa al mondo che avrei voluto io l'ho ferito e queste sono le conseguenze, prendere o lasciare. E sarebbe troppo comodo lasciare. Lui non mi ha mai capita fino in fondo, ma anche su questo sorvolo. Non posso pretendere che capisca un gesto per lui quasi mortale. Spero solo che capisca che dopo quasi due mesi in queste condizioni è il caso di abbassare la guardia per entrambi e mettersi d'impegno e cercare per quanto possibile di far tornare tutto simile a prima, o quasi. Perchè io lo amo, anche se non glielo ho ancora ridetto, ma il punto è che non sono più sicura che lui ami me nemmeno con la decima parte dell'intensità con cui sono stata amata prima.

lunedì 20 luglio 2009

Percezioni di me stessa

Io devo chiaramente possedere una qualche forma di istinto di autodistruzione, non si può spegare altrimenti. O meglio, più che me, l'altra parte di me stessa. Quella parte vessatrice e autolesionista che non fa altro che sopprimere, fino a farla sparire, colei che vi sta parlando, che mi annienta. Ci sono sempre stati due istinti in me: uno di libertà e di anticonvenzionalismo e l'altro di ferreo conformismo alle regole assolutamente eccessivo fino ad arrivare all'ossessività. Il problema è che in me si è sempre manifestato prima il secondo, sin da quando ero piccola; il primo è venuto fuori soltanto negli ultimi anni d'adolescenza ed è quindi più debole. Una serie di fattori hanno rafforzato talmente tanto la mia dittatrice che è riuscita ad imbavagliarmi e a farmi marcire nei più reconditi spazi della mia (in)coscienza. In questo preciso istante vi sto parlando dall'antro del mio stomaco (ogni tanto posso uscire), il mio posto preferito per le comunicazioni verso il mondo esterno. E vi dico che io devo quasi essere arrivata all'orlo della follia. Per compiere uno dei tanti doveri che l'altra parte di me mi ha nuovamente imposto sono arrivata a saltare i pasti, a razionalizzare il mio tempo in una maniera da manicomio, a disperarmi per non aver compiuto tutto alla perfezione, a scegliere di tagliare tutto e tutti dalla mia presunta vita sociale, ad indebolirmi sempre più fino a vacillare quando cammino, trovandomi qualche livido ingiustificato ogni tanto. Si, lei deve proprio essere impazzita e molto molto stupida. Ed è difficile da spiegare come io mi senta, ci provo a ribellarmi, ci provo sul serio ma non ce la faccio, non ci riesco. L'istinto suicida è ormai parte di me.  E' inutile, sarò sempre la solita e mi farò sempre del male. Si, io. Perchè infondo lei è parte di me e io sono parte di lei. Ma chi delle due è me stessa?  

lunedì 13 luglio 2009

"Me chiama Libertà, passo."

Mi sento in gabbia. Fatemi uscire, vi prego! Una boccata d'aria non mi basta, io voglio sorsate e sorsate e ancora sorsate di libertà! Fino quasi ad arrivare al punto di rifiutarla per paura di non poterla apprezzare. Non sono abituata a stare per così tanto tempo lontana dal mio mare. La fuori tutti ridono, vivono! Io sono fuori dal tempo, se non fosse per il caldo non mi accorgerei nemmeno in che stagione siamo. E più penso che sto crescendo e che non potrò più essere spensierata come prima, che il tempo per vivere certe cose ormai è finito e non ritornerà mai più, più mi viene voglia di tornare indietro. La verità è che io non sono mai voluta crescere, dentro mi sento ancora una bambina e questo stride alquanto con i miei doveri di giovane adulta ventenne. La vita cambia e mi spaventa, io non posso farci niente e l'impotenza e la logicità di quello che sto dicendo mi spaventano. Forse la mia prigione è proprio questo guscio di adulta, troppo stretto per la mia mente troppo girovaga. Cercherò di strappare qualche altro lembo della mia infanzia finché potrò. E' tutto.

lunedì 8 giugno 2009

La forza della natura

fulmini97


Mi piace l'odore della pioggia estiva.  Quell'odore pungente e così fresco dell'erba bagnata. Ha un nonsochè di divino, di soprannaturale, di magico forse, che mi fa pensare alla novità, alla speranza di rinnovamento. Si, proprio al rinnovamento, alla scoperta di cose che nasceranno. Cose bellissime. E' un 'interpretazione moto personale, forse dettata anche dal mio stato d'animo e dai miei desideri, ma per me è così. Non c'è niente di più bello della natura selvaggia che si scatena e si libera in tutte le sue forme e stasera io ho assistito a qualcosa che per gli altri potrà sembrare banale o vagamente interessante, ma che per me ha grande valenza e fascino: la forza della natura. Quella natura che ha preso le sembianze di una tempesta temibile, tremenda, ma proprio per questo perdutamente incantevole. Ero per caso capitata sul mio balcone (avendo trascorso la totalità del mio tempo di oggi rinchiusa in casa) quando a un tratto ho visto un lampo, poi un fulmine e infine ho sentito il suono attutito di quello che doveva essere un tuono assordante. Una tempesta in mezzo al mare! Mi era capitato di assistere ad un fenomeno simile solo una volta, nel Salento. Lo ricordo ancora. Mi sono letteralmente catapultata sul terrazzo e mi sono goduta uno spettacolo mozzafiato con la Luna piena che osservava placida alle mie spalle. Il temporale era lontano, forse persino vicino le coste Albanesi ma sembrava talmente vicino.. . Il cielo si illuminava a giorno di mille colori facendoci penetrare per qualche frazione di secondo le sue profondità più oscure. I fulmini, irosi, indomabili, multiforma e multicolore, colpivano con forza l'immensa distesa d'acqua come delle enormi fruste. I tuoni impetuosi erano l'avvisaglia della collera della natura e ammonivano chiunque di tenersi alla larga. Il vento spirava da Sud a Nord-Est, sempre più forte, andando incontro al mare come per fomentare quell'esplosione di bellezza. Sembrava un lupo rabbioso mentre mostra i denti e ringhia, orecchie basse, pelo irto e occhi di sangue, poco prima di attaccare. Sto sentendo addosso quella rabbia selvaggia così armoniosa, così pura, così perfetta da sentirmi quasi divina. E dietro di me ancora quella luna con la sua aura di pace e il suo cielo statico così contrastante con lo spettacolo cui io e lei stavamo assistendo esattamente difronte. Quel cielo chiaro alle mie spalle, ignaro di tutto quello che l'avrebbe aspettato. Così sereno, anche se ancora per poco. Potrei vivere anche solo cibandomi di questo, girare il mondo per riempire i miei occhi di bellezza finchè non traboccherebbero di luce e io sarò cieca. Allora però, forse non mi serviranno più, perchè avrò visto abbastanza e sarò in un'altra dimensione, mi servirò di altri mezzi per guardare.


Potrei anche solo immaginare... . 

mercoledì 3 giugno 2009

Sono stanca

Ho voglia di partire. Ho voglia di andare via in qualche posto sconosciuto, magari in Nord Europa e cominciare un'avventura, ripartire da zero, ricostruire tutto daccapo. Come avevo già scritto, da un po' di tempo a questa parte sono molto delusa da tutto ciò che mi circonda. Dalle persone che ritenevo mie amiche e che invece si sono dimostrate solo i soliti opportunisti che alla prima occasione spariscono se trovano qualcosa di meglio o ti voltano le spalle quando fa loro comodo. Persone che non sanno cosa sia la vera amicizia. Sento che tutto intorno a me si sta sgretolando, che sta franando, tutto quanto. Io non l'ho mai fatto. Gli ho sempre cercati, anche quando sapevo che avrei potuto avere tante altre alternative, che magari potevano starmi anche meglio. Ma loro erano miei amici e volevo loro bene, desideravo passare del tempo con loro. Evidentemente io ero l'unica stupida che ci credeva davvero. La maschera che avevo dato alla mia vita sta piano piano crepando e non è più un bel volto di donna ma adesso ha più o meno l'aspetto di una vecchia avvizzita.  Non so di chi potermi fidare davvero, le mie certezze si stanno smaterializzando. Sento solo che ho bisogno di genuinità, tanta genuinità che così raramente ho trovato nelle persone di cui mi sono circondata. Mi sono accontentata e sono stata una stupida a farlo pur di costruirmi una vita sociale degna di essere denominata come tale. Ho cercato sul serio di passare sopra tutto, di non essere radicale ma non ci sto riuscendo molto bene. Non mi piace fingere che vada tutto bene, non mi piace fingere e basta.  Forse mi allontanerò da quelli che non ritengo valga la pena di continuare a frequentare per andare in cerca di qualcosa di vero, di autentico, di disinteressato. Ora sono veramente stanca di tutto, stanca di cercare di essere coerente e correttta quando gli altri non lo sono con me. Adesso basta, faccio quello che mi pare, rispetto solo chi meriterà rispetto. Mi sono stancata di fare la brava bambina, mi hanno portata al limite e sperimenterò anche la perfidia che è in me. Diventerò un'altra persona, una sconosciuta. Sparirò per molti e sarò al fianco dei soli che si meritano la mia amicizia...e sono veramente pochi.


 


Scusate per la bassissima qualità dell'intervento (me ne rendo conto) ma è tardi, sono stanca e ho scritto un po' controvoglia, solo per non perdere quello che sentivo dentro.